Dance on My Grave: A Life and a Death in Four Parts ... Aidan Chambers

ISBN: 9780606074087

Published: January 1st 1995

Hardcover

251 pages


Description

Dance on My Grave: A Life and a Death in Four Parts ...  by  Aidan Chambers

Dance on My Grave: A Life and a Death in Four Parts ... by Aidan Chambers
January 1st 1995 | Hardcover | PDF, EPUB, FB2, DjVu, AUDIO, mp3, RTF | 251 pages | ISBN: 9780606074087 | 6.24 Mb

4 stelle e mezzo.Siamo quello che fingiamo di essere,quindi dobbiamo stare attenti a quello che fingiamo di essere.-- Kurt Vonnegut.Questo è il primo scritto di Chambers che mi capita tra le mani e mi ricordo ancora della prima volta che lho sentito nominare.

In molti ne hanno parlato con calore, affetto ed estrema ammirazione. Hanno sottolineato la sua capacità di scrivere romanzi unici, storie che parlano da sole con una peculiare onestà e franchezza. E, ora che ho finalmente letto uno dei suoi libri, non posso che affermare che tutte queste cose sono irrimediabilmente vere.Danza Sulla Mia Tomba parla di Henry (o meglio, Hal), un enigmatico ragazzino di sedici anni che si trova molto spesso a riflettere sulla Morte, con la m volutamente maiuscola.

Non ha idea di chi sia (e chi ce lha?) o di cosa voglia fare una volta terminato lultimo anno di studi e simmagina spesso di trovare un amico con cui condividere tutto, con cui fare un patto di sangue che duri per sempre. Quando Barry entra nella sua vita, sulla sua meravigliosa barca gialla, Henry pensa di aver finalmente trovato quella persona, la sua persona, colui con cui dividere una scatola di fagioli magici.Ora, arrivati a questo punto, devo ammettere che non ho idea di come riuscirò ad andare avanti perché mi è difficile trovare le parole adatte per descrivere questo libro.

E molto diverso da tutti quelli che io abbia letto proprio perché Aidan Chambers non vuole assolutamente rientrare nei limiti del genere YA ma ci naviga dentro, li supera, li distrugge e li frantuma. Questo romanzo èunico.Forse dovrei procedere per gradi. Forse dovrei costruire una rete di pensieri e cercare di non perdermici, o forse potrei semplicemente buttarli tutti fuori in un unico rigetto e lasciare che siate voi a riordinarli come meglio preferite.

O forse ancora, potrei iniziare a scrivere e vedere cosa succede.Forse è per questo che voglio che tu prometta. Perché non capisci. Perché tu devi sempre capire. Non è così? E quello che vuoi sempre, vero? Capire. Ma alcune cose non puoi. O sì? Non potrai mai. Quindi prometti. Per me.Mi sono sentita stranamente vicina alla voce narrante della storia, Hal. Cè qualcosa di terribilmente sfuggente nelle sue parole, nel modo che ha di raccontare quello che gli è successo.

Me limmagino quasi - con unespressione torva e i capelli scuri che ricadono sopra gli occhi tormentati - che scrive tutto questo, che batte freneticamente sulle lettere di una vecchia macchina da scrivere arrugginita per buttare fuori ogni pensiero in modo da lenire la sua forte emicrania. Hal non è quel tipo di persona che si perde nei libri, ma che ci si ritrova. E un amante delle parole, delle lettere, dei particolari, delle frasi ad effetto e delle congiunzioni. E un ragazzo intelligente, saggio, con mille idee che gli frullano in testa ma che non ha mai provato a distendere chiaramente su un foglio, o anche solo nellaria.

Forse perché crede di non esserne capace o forse perché non pensa di avere il coraggio di poter assimilare tutto ciò che prova. Hal è un pensatore, qualcuno che si rinchiude nel suo guscio e che osserva il mondo da spettatore, rimuginando e riflettendo su ciò che gli accade intorno. Pensa sempre almeno due volte a cosa vuole dire prima di parlare, non si espone e realizza cose che molte menti comuni farebbero fatica anche solo a immaginare.E un personaggio ricco di fascino, un personaggio che nel corso della storia ha trovato il modo di parlarsi come a volte io parlo a me stessa: sussurrando per paura di sentirmi.

Perché ci sono cose che non vogliamo sapere, cose che ci spaventa capire ma che sono lì, innegabili ed evidenziate, e dalle quali non possiamo scappare per sempre.Cerano dei momenti poi, momenti improvvisi e che si rovesciavano sulle pagine senza che potessi prepararmi al loro imminente arrivo, che mi facevano trattenere il fiato perché le parole che uscivano dalla sua bocca avrebbero potuto benissimo uscire dalla mia. Mi sono scorse sotto gli occhi con unonestà terrificante e non ho potuto non ammettere a me stessa: Eccomi, questa sono io.

Ed è spaventoso come semplici ammassi di lettere abbiano potuto denudarmi così. E come se per Chambers il mio corpo e la mia essenza fossero trasparenti, materia che lui può maneggiare con una facilità disarmante.«Stai dicendo che ci inventiamo le persone che conosciamo. Questo è assurdo!»«Ma forse è così! Forse ci inventiamo perfino noi stessi. Facciamo in modo di sembrare quel che vorremmo essere.»Come si fa a rimanere indifferenti davanti a frasi come queste?

Come si fa a non rileggerle mille volte e rifletterci sopra per un tempo indefinito? Le leggo, mi fermo, torno indietro, le rileggo. Aggrotto le sopracciglia, le distendo, mi mordo il labbro con accanimento e penso. Penso, penso, penso, rileggo, penso di nuovo e continuo a pensare.Queste non sono parole che parlano e basta, sono parole che urlano. Sono esplosive, ti si attaccano addosso, non smettono di sussurrarti con insistenza il loro messaggio. Come faccio a giudicare questo libro con occhio critico quando è riuscito a comunicare con me con tanta sincerità? Come faccio ad organizzare le mie opinioni in maniera sistematica quando sento le dita prudermi dalla voglia di spiattellare i miei pensieri senza ordine né rigore solo per il gusto di parlarne?

Perché è questo ciò che questo libro mi spinge a fare: parlare, scrivere, riflettere.Forse dovrei sprecare un attimo del mio tempo per parlare dello stile di scrittura, dei personaggi e della trama. Ma sono davvero importanti di fronte a un messaggio del genere?

E davvero necessario concentrarsi su di loro quando ci sono sentimenti di questo tipo a fare breccia attraverso le parole? Forse sì, perché di quelli temo di non essere capace di parlarne.Lo stile di scrittura di Chambers è qualcosa di mai visto prima. E particolare, descrittivo in maniera selettiva, ironico, sfacciato, dirompente, onesto.

Ha la capacità di coinvolgere e affascinare, però non mi ha emozionato. Forse perché si sa fin da subito che Barry è morto, o forse perché cè un po di freddezza nellatteggiamento che Hal mantiene nel corso di tutta la storia, o forse perché ero troppo distratta a vedermi disegnare dalle parole dellautore per prestare attenzione a ciò che avrei dovuto provare. E curioso, perché io sono una persona che piange per niente, eppure con questo libro non lho fatto. Ci sono stati brividi, risate, variegate espressioni facciali ma neppure una lacrima.

Ma per la prima volta in tutta la mia vita non mi sono mancate.Io valuto molto laspetto emotivo di un romanzo e adoro quando le parole hanno il potere di commuovermi. Se cè una cosa che adoro di più, però, e che mi è capitata davvero raramente...

beh, è quando le parole trovano il modo di fare breccia nella realtà, quando riescono a parlare ad un io che nemmeno sapevo di avere. E questo che fa Chambers: mi ha parlato, ha scritto parole di cui potrei vestirmi ogni giorno, mi ha dipinto di inchiostro con tremenda sincerità.Ma credo che una delle stranezze della vita sia che non si impara davvero mai da unesperienza ad affrontarne meglio unaltra.

Perché non ci saranno mai due esperienze del tutto uguali. Vieni di sicuro cambiato da quel che ti capita, ma ogni nuova esperienza è comunque difficile da gestire quanto quelle che hai affrontato prima.E i personaggi? Non so se sia un caso o se sia linnegabile talento di Chambers, ma mi rivedo in molti di loro. Nellironia pungente di Hal, nelleccessivo amore per i nuovi inizi di Barry e nello spropositato altruismo di Kari. Sono personaggi che non sono tanto personaggi quanto sono persone. Sono reali, umani, ammassi di carne e ossa che respirano, e agiscono, e sentono. Mi sembrava quasi di averli attorno a me o di vedere la loro vita scorrermi in diretta davanti agli occhi.E la loro storia non è meravigliosa, ma proprio in questo consiste la peculiarità del romanzo: è tangibile.

Non cè stato nemmeno un elemento che mi abbia fatto pensare che fosse tutta fantasia, perché era così vera, autentica e genuina che davvero, non so, è come se lavessi vissuta io stessa in prima persona.Ci sono storie là fuori nel mondo, storie che come questa sono racchiuse tra pezzi di carta, che trovano il modo di farti sentire vivo, diverso, eroico. E ce ne sono altre, più importanti, che hanno lo straordinario potere di farti sentire esattamente come sei, di rivelare la persona che si cela dietro le maschere che a volte non sappiamo nemmeno di avere.

E io vorrei vivere di queste storie, perché non cè niente di male ad ammettere di poter sbagliare, di essere belli nonostante gli innegabili difetti, di non sapere dove mettere i piedi quando si parla del futuro e tante altre cose che, solitamente, non si dicono mai ad alta voce.E un libro meraviglioso, questo.Ho scritto tutto questo perché lei capisse come sono arrivato a essere quel che sono.

Ma questo non è più quello che sono, perché quello che sono è qualcuno che vuole essere sicuro di non essere più influenzato da quello che lo ha reso quel che è diventato. Lunica cosa importante è che in qualche modo tutti sfuggiamo alla nostra storia.



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